I ghiacciai, sentinelle del nostro clima, sono molto più che semplici distese gelate: racchiudono la storia climatica del nostro pianeta, custodiscono riserve idriche vitali e ci offrono indicatori cruciali sullo stato di salute ambientale. Per cogliere appieno le dinamiche del cambiamento climatico globale, un monitoraggio accurato di queste formazioni è imprescindibile. Ma quali sono le tecniche concrete per "valutare" un ghiacciaio? E perché, rispetto a cinquant'anni fa, questa operazione è diventata non solo più ardua, ma anche incredibilmente più impellente?
Per decenni, la misurazione del bilancio di massa annuale dei ghiacciai ha rappresentato il fulcro della glaciologia. Questo valore cruciale indica la quantità di acqua equivalente che un ghiacciaio guadagna durante i mesi invernali, sotto forma di neve e ghiaccio, e quanta ne perde in estate a causa dello scioglimento. Un esempio emblematico è quello dei ghiacciai italiani, che nel 2025 hanno registrato una perdita media di oltre un metro di acqua equivalente, come riportato dagli indicatori ambientali dell'ISPRAmbiente. Questo dato, ottenuto tramite tecniche classiche che prevedono l'installazione di paline graduate e l'esecuzione di sondaggi e carotaggi in loco, evidenzia in modo tangibile l'impatto del riscaldamento globale.
Le osservazioni sui fronti glaciali, sebbene parzialmente superate da approcci più moderni, conservano un valore storico inestimabile. La progressione o la regressione di un ghiacciaio è un parametro vettoriale che indica la sua dinamica. Il Servizio Glaciologico Lombardo sottolinea l'importanza di queste serie storiche, con i primi capisaldi di misurazione risalenti al 1895 per ghiacciai come il Ventina e i Forni, e la maggior parte dei ghiacciai lombardi dotati di punti di riferimento negli anni Venti del Novecento. Questi dati secolari offrono una prospettiva unica sull'evoluzione a lungo termine dei ghiacciai.
Per indagare ciò che si cela sotto la superficie ghiacciata, i ricercatori impiegano il GeoRadar (GPR). Questa tecnologia emette onde elettromagnetiche a bassa frequenza che attraversano il ghiaccio e rimbalzano sul substrato roccioso, fornendo informazioni dettagliate sullo spessore e sul volume del ghiacciaio. L'unico inconveniente è che il GPR deve essere trainato sulla superficie del ghiacciaio; per superare le sfide poste da crepacci o vaste aree, lo strumento può essere montato su elicotteri o droni, garantendo una maggiore sicurezza e copertura.
L'avvento dei satelliti ha rivoluzionato la glaciologia a livello planetario. Programmi come Landsat della NASA e Sentinel dell'ESA forniscono regolarmente immagini ottiche e radar, permettendo di tracciare le variazioni di superficie, la posizione dei fronti e la velocità di scorrimento del ghiaccio. A differenza delle indagini fotografiche tradizionali, i satelliti assicurano una copertura sistematica e globale, monitorando i ghiacciai con cadenza regolare, indipendentemente dalla loro accessibilità, e accumulando serie storiche continue anche nelle regioni più remote.
Nonostante i progressi nella tecnologia di monitoraggio, la situazione sul campo si complica. I ghiacciai più a rischio, e quindi più urgenti da monitorare, sono spesso i più difficili o pericolosi da raggiungere. La Commissione Glaciologica SAT, ad esempio, ha documentato come i fronti glaciali di alcuni ghiacciai, come quelli della Presanella e della Vedretta de La Mare, siano diventati inaccessibili in sicurezza a causa del loro ritiro. Nel 2025, tra i 16 ghiacciai monitorati, sono stati registrati arretramenti fino a 33 metri, con una media di 18,5 metri. Le previsioni per il 2026 non sono incoraggianti, con scarse nevicate nelle Alpi orientali e temperature elevate in giugno, che hanno portato allo scioglimento delle riserve di neve nei ghiacciai svizzeri già dal 29 giugno, segnando il "Glacier Loss Day".
La rapida regressione del ghiacciaio della Ventina in Valmalenco ha spinto all'abbandono dei metodi di misurazione tradizionali, a favore di nuove tecnologie come le immagini aeree, il telerilevamento satellitare e l'uso di droni, come osservato durante la Carovana dei Ghiacciai 2025. Il ritiro del ghiaccio espone rocce prima stabilizzate dal permafrost, rendendo le pareti instabili, come dimostrato dal drammatico crollo del ghiacciaio di Birch a Blatten, in Svizzera. Questi eventi, un tempo eccezionali, sono ora la "nuova normalità" in un sistema alpino sempre più destabilizzato. I "ghiacciai sporchi", coperti da detriti, presentano sfide aggiuntive, alterando l'albedo del ghiaccio e rendendo difficile l'interpretazione dei dati satellitari e del GPR a causa della dispersione del segnale radar da parte dell'acqua interstiziale nei ghiacciai "temperati".
Di fronte a questi cambiamenti radicali, la comunità scientifica è costretta a ripensare le strategie di osservazione. L'impiego dei droni si sta affermando come una soluzione cruciale per il monitoraggio dei ghiacciai, offrendo un'alternativa sicura ed efficiente al lavoro umano in ambienti pericolosi. Questi velivoli senza equipaggio consentono di creare modelli tridimensionali accurati delle lingue glaciali, trasportare sensori GPR per indagini interne e accedere a zone inaccessibili, minimizzando i rischi per gli operatori.
Nel 2025, l'UNESCO aveva designato l'Anno Internazionale della Preservazione dei Ghiacciai, un appello globale per il miglioramento delle tecniche di rilevamento e l'incremento dei fondi per il monitoraggio. In risposta, diverse organizzazioni, tra cui il Club Alpino Italiano e Legambiente, hanno presentato il Manifesto Europeo per una Governance dei Ghiacciai e delle Risorse Connesse. Questo documento sollecita i decisori politici a istituire un sistema europeo condiviso per il monitoraggio dei rischi criosferici, promuovere una rete multidisciplinare di esperti per una governance europea dei ghiacciai, rafforzare gli strumenti internazionali di mitigazione e adattamento climatico, e posizionare l'Unione Europea come leader globale nella tutela degli ambienti glaciali. Queste iniziative sottolineano la crescente consapevolezza dell'urgenza di agire, ma sollevano anche una domanda fondamentale: tra qualche anno, avremo ancora abbastanza ghiaccio da misurare?