Tragedia sull'Himlung Himal: il bilancio delle vittime sale a 15, un disperso

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La tranquilla routine del campo base dell'Himlung Himal, nel distretto di Manang, in Nepal, è stata brutalmente interrotta da un'enorme valanga lo scorso 27 settembre, trasformando il sito in una scena di devastazione. Le operazioni di ricerca e recupero, durate diversi giorni, hanno purtroppo confermato un bilancio pesante: quindici vite spezzate e un lavoratore ancora introvabile. Tutte le vittime sono cittadini nepalesi, impegnati nella preparazione della base per la stagione alpinistica. Questo tragico evento ha scosso profondamente la comunità montana e ha evidenziato la pericolosità intrinseca delle montagne, in un periodo già segnato da intense precipitazioni e instabilità meteorologica che stanno affliggendo il Nepal.

Le attività di recupero hanno subito una svolta significativa giovedì 1° ottobre, quando le squadre di soccorso, coordinate dalla Nepal National Mountain Guide Association (NNMGA) e supportate da guide locali, hanno rinvenuto altri otto corpi sotto un denso strato di neve. Questo ritrovamento ha portato il numero totale delle vittime accertate da sette a quindici. La complessità delle operazioni è stata aggravata dalla presenza di oltre quattro metri di neve che ha sommerso le tende e le infrastrutture del campo.

Il presidente della NNMGA, Tul Singh Gurung, ha espresso profondo rammarico, dichiarando che le probabilità di ritrovare in vita l'unico disperso, Pasang Nuri Sherpa, 38 anni, originario di Okhaldhunga, sono ormai estremamente esigue. Le ricerche sono state ulteriormente ostacolate e infine interrotte a causa del persistente pericolo di nuovi distacchi valanghivi, rendendo ogni tentativo di soccorso un rischio elevato per gli stessi operatori.

La valanga si è abbattuta sul campo nelle prime ore del 27 settembre, un momento critico in cui i lavoratori nepalesi stavano diligentemente allestendo le tende, organizzando gli spazi e predisponendo le infrastrutture necessarie per accogliere le spedizioni straniere attese per la stagione autunnale. Fortunatamente, i gruppi di alpinisti non avevano ancora raggiunto il campo base al momento del disastro, evitando così un bilancio ancora più drammatico.

Complessivamente, ventisette lavoratori erano presenti nell'area. Di questi, undici sono riusciti a salvarsi, mentre sedici sono stati travolti dalla furia della neve. Le autorità nepalesi hanno iniziato a divulgare le identità delle vittime, che provengono da diverse regioni del Nepal, tra cui Sankhuwasabha, Gorkha, Khotang, Rukum East, Kavrepalanchok, Sindhupalchok, Okhaldhunga e Dolakha, a testimonianza della vasta portata della tragedia.

L'Himlung Himal, con i suoi 7.126 metri di altitudine, è una delle vette nepalesi predilette dagli alpinisti che desiderano misurarsi con un settemila prima di affrontare sfide più ambiziose. La sua attrattiva, tuttavia, è stata macchiata da questo evento luttuoso. Questa tragedia si inserisce in un contesto difficile per il Nepal, che negli ultimi tempi è stato flagellato da abbondanti precipitazioni, frane e inondazioni, fenomeni che hanno complicato ulteriormente gli spostamenti e le operazioni di soccorso nelle impervie regioni montane del paese, mettendo a dura prova la resilienza delle comunità locali e dei soccorritori.

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